Zhang Dali nasce nel
1963 a Harbin, in Manciuria, nel nord della Repubblica Popolare di Cina.
Nel 1987 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Pechino.
Scappa dalla Cina nel 1989, dopo piazza Tienanmen e si trasferisce a Bologna,
in Italia, dove incontra sua moglie e vive per sei anni.
Nel 1995, solo grazie al doppio passaporto, riesce a ritornare a Pechino
e a intraprendere il suo primo progetto che l'artista chiama "Dialogue":
uscire di notte, nascosto dall'oscurità, per rappresentare sulle
mura degli "hutong" (vecchi quartieri di Pechino che il governo
intende demolire) il suo famoso profilo di una testa rasata, a due ma a
volte anche a tre, dimensioni, firmandolo AK 47 e 18K, sigle rispettivamente
del kalshnikov e dell'oro per simboleggiare la violenza e il potere economico.
Di giorno ritorna in quei luoghi e fotografa le sue opere per riuscire a
rico rdare ogni angolo della città anche dopo che verrà distrutto.
Inseguito, nel 2000, inizia a dipingere quadri e nel 2001 a fare sculture
in resina.
I soggetti sono quei contadini che nel 1993 iniziano a spostarsi dalle campagne
verso Pechino alla ricerca di fortuna, ma vengono fermati e respinti dalla
capitale che li relega nei sobborghi fuori dal quinto anello, costringendoli
a una vita di "migranti", senza casa, senza cibo e senza assistenza
medica. A queste persone Dali vuole dare un'identità, una concretezza,
per restituire loro la dignità e il diritto di avere un posto nella
società.
Per le grandi tele Zhang Dali prende spunto da vecchie cartoline di contadini
e operai rappresentando i loro volti attraverso la ripetizione opprimente
della sigla AK47 che rende i loro visi e i loro sguardi quasi evanescenti.
Per i calchi in resina trascorre invece due anni interi con alcuni lavoratori
dei sobborghi di Pechino, rappresentandoli in 100 pezzi unici, "one
hundred chinese".
Recentemente l'artista ha iniziato a fare calchi anche di corpi interi per
rendere il suo lavoro ancora "più realistico, più concreto"
poiché "attraverso il corpo si vede cosa pensa un uomo".